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Critica2018-07-17T20:55:10+00:00

Hanno scritto di lei

Mario Guderzo,  Luigi Meneghelli, Maria Lucia Ferraguti,  Giovanna Grossato,  Sebastiano Zanolli,  Marica Rossi,  Maria Pia Morelli,  Davide Fiore, Giulia Sillato, Marifulvia Matteazzi Alberti,  Paola Ricci,  Gino Prandina,  Luciana Peretti,  Gabriella Villani,  Resy Amaglio, Pier Francesco Listri,  Giorgio Segato,   Cinzia Albertoni,  Valeria Lombardi, Grazia Chiesa,  Valentina Tovaglia, Filippo Bordignon,  Simone Ariot,  Antonio Di Lorenzo, Silvia Neri.   

 

LUIGI MENEGHELLI

Nelle sale settecentesche del Museo di Villa Pisani – Stra (VE Lanza presenta una trentina di dipinti su tela o su tavola e una decina di sculture realizzate con una tecnica mista di  raku e pittura a freddo.

Una sintesi degli ultimi cinque anni di operatività in cui l’artista sembra rivendicare la profondità di un linguaggio sotterraneo e primordiale, vitale e senza riserve. Il che non significa abbandonato alla cecità dell’istinto, ma liberato nella ricerca di spazi inquieti, mobili, plurimi.

Non c’è mai nell’artista vicentina la volontà di disgregare il quadro, quanto invece quella di renderlo copioso, di espanderne le possibilità percettive. A volte si intuiscono perfino indizi figurali (paesaggistici), ma come fossero intaccati e consumati da un segno esplorante, investigativo che vuole entrare nel tessuto stesso delle cose.

A volte è il gesto largo, plenario che pare farsi largo sulla superficie, ma non si ha mai la sensazione di una mano che calca, che traccia, di “un corpo che batte”, bensì di una mano che si muove come una carezza o come un volo rotante e di un corpo che comunica la sua pulsione leggera ad iscriversi, a scomparire nella pittura. Gli stessi titoli dei lavori (Sensazioni d’inverno, Profumo di energia, Tensione dinamica, ecc.) parlano di movimenti, di traiettorie, di dinamismi, ma come se fossero forze interiori, pigli segreti che spingono il gesto a passare e ripassare su se stesso, fino a creare autentici veli materici, veri aloni cromatici.

 L’obiettivo è sempre quello di rivelare uno stato di relazione, una misura, anzi una misurabilità dello spazio e, contemporaneamente proporne, per antitesi, l’incommensurabilità, l’immensità.

Ma Bruna Lanza spesso ricopre questa sua dolce-ostinata “Action” con una sorta di inumazione color ocra o terra, quasi a volerla custodire, proteggere. E allora il quadro diventa una “Meditazione”, una narrazione notturna, senza con questo, trasformarsi in segno della rinuncia, della polvere, della scomparsa. Sulla pelle pittorica rimangono le testimonianze degli antichi gesti, le inquietudini delle passate movenze. Ed è come se il quadro portasse dentro di sé un’idea di metabolismo arcano o volesse evidenziare che l’origine di tutte le cose create è il profondo, l’oscurità. Un elemento, comunque, emerge da ogni lavoro di Lanza ed è il simbolo dell’orizzonte: non la prospettiva rinascimentale né l’indizio di un limite, ma una traccia che invariabilmente attraversa il quadro (non importa se in alto, in basso o al centro), diventando il luogo di infiniti scontri, passaggi, fusioni. Lì, la distanza viene come sabotata, ferita: si fa spazio di enigmi, dimensioni dell’altrove, sistema di corrispondenze, simbolo quasi sacrale, visto che in alcune opere è delineata perfino da una foglia d’oro.

 Negli ultimi lavori essa pare addirittura disfarsi, esplodere (un po’ alla maniera delle emozioni pittoriche di Turner): e, quindi, aprirsi a toni contrastanti, a mancanze di finitezza, a luminosità incandescenti. Eppure l’orizzonte rimane il grande appiglio visivo su cui lo sguardo corre, magari solo per precipitare o su cui si fissa, magari solo per rimanere abbagliato. E anche le sculture raku danno vita a degli “oggetti” che sembrano percorsi da una corrente d’aria impetuosa, che li piega, li arricchisce, li increspa. Anch’essi cioè non si lasciano imprigionare in una forma, in una figura. E se anche a volte possono assumere dei contrassegni funzionali (di piatto, di vaso), in fondo esibiscono un carattere straniante dato dall’accidentalità connessa al fare e al vocabolario cromatico che li ricopre.

E’ un po’ il verbo estetico di tutto il lavoro di Bruna Lanza: quello cioè di affrontare l’opera come evento, come fatto nomadico, mai veramente concluso, mai veramente definitivo.

La mostra “Quando la mano si racconta” è accompagnata dalla presentazione di un catalogo ragionato sul lavoro dell’artista con testo di Luigi Meneghelli.

Patrocinio: Regione Veneto; Provincie di Venezia e Vicenza; Comuni di Stra e Quinto Vicentino;  –  FAI

Sponsor: Unicredit Private Banking

 

FLAVIA CASAGRANDA

Le liquide atmosfere dei dipinti di Bruna Lanza, a partire dalla seconda metà dell’attuale decennio, testimoniano immediatamente il clima culturale ed emozionale dell’artista: il senso della natura, sia quella ancor intatta che quella violata; su questo percorso si snodano, a partire dalle precedenti “germinazioni” gli straordinari dipinti – apparentemente ancor quasi romantici, oserei dire “alla Turner” – delle cromaticamente affocate o limpide “ambivalenze”, paesaggi lagunari di sogno e di nebbia o di tramonti incantati in cui – minacciosi – a tratti incombono incatramati residui industriali a ricordare la realtà esistente tra struggimento e consapevolezza.

Il gesto impulsivo dello spargere la cera liquida di base sulla tela, assecondandone appena le increspature e gli andamenti, diviene segno consapevole quando interviene deciso il graffito che ne destina le forme, la profondità, le valenze ma soprattutto la luce: il bianco argenteo ovattato di base che talvolta si accende di altri bagliori; una metamorfosi naturalistica e ottico-cromatica che avviene sotto i nostri occhi, nel valore del gesto e dello spessore materico attraverso l’azione sensoriale.

E’ un  percorso segreto e  riconducile, nell’ambito dell’arte contemporanea, ad una categoria estetica di radice espressionistica elaborata nei modi dell’espressionismo astratto americano in grado di coniugare ascendenze orientali e un panteismo lirico-naturalistico ad una gestualità essenziale.

Stessi caratteri sono riscontrabili negli esempi presenti in mostra dell’attività ceramica dell’artista in cui l’effetto esecutivo e decorativo, con riflessi metallici e cavillatura, dipende dal procedimento Raku di esecuzione per cui lo shock  termico cui i pezzi vengono sottoposti corrisponde al forte impatto emotivo del gesto creativo.

 

PIER FRANCESCO LISTRI

Bruna Lanza approda a una profonda, meditata e densa visione pittorica, affidata a una fantasia creatrice di stile informale, o astratto lirico. Conquistato da una lunga pratica dell’arte, è anche l’uso di diversi materiali, e soprattutto la capacità di dar equilibrio e sostanza all’opera esprimendo senso del costrutto e insieme di forte suggestione. Il suo antico apprendistato artistico europeo, pesa vittoriosamente sulla qualità internazionale del suo dipingere, mai relegato a ruolo di pura effusione sentimentale nè di acritica miscela di colori e di segni.( da: Il Giornale della Toscana del 29.11.06)

GRAZIA CHIESA

L’opera di Bruna Lanza si muove su di una ricerca artistica in cui lo spazio è definito dal colore e dalla gestualità.

La parte emozionale è espressa mediante un uso calibrato del cromatismo; l’assetto visivo che ne deriva è frutto di razionalità ed emozione fuse all’unisono. La produzione attuale di Bruna Lanza è orientata su di un registro poetico lirico-astratto dal quale deriva una ricca produzione di opere polimateriche su tela e tavola. Il linguaggio pittorico e l’uso particolare della materia si sintetizzano in una gestualità di tipo informale. Le sua pittura si manifesta come partitura musicale in cui pause e suoni si intervallano così come gli spazi monocromi si alternano alle esplosioni del colore.

MARICA ROSSI

Percorrendo il sentiero della ricerca, Bruna Lanza pittrice vicentina fortemente motivata dalla sua ispirazione lirica e dalla insopprimibile energia della sua carica gestuale, è approdata anche a New York.

È stata infatti scelta da EUART assieme ad altri artisti di valore per una esposizione itinerante che, partita da Maimi, si è poi fermata fino a pochi giorni fa al “Micro Museum” di New York, nel cuore della città, al 123 di Smith Street a Brooklyn, fondato nel 1986 come centro interdisciplinare di arte e cultura.

Inaugurata dal console generale d’Italia Liborio Stellino, che è ambasciatore per EUART per la stagione 2008/2009, la mostra risponde appieno agli intendimenti dell’associazione diretta da Ilaria Niccolini, volta al superamento di steccati e barriere fra generi diversi, mettendo insieme nuovi talenti e artisti più affermati. I lavori esposti, di cui ben dieci di Bruna Lanza (ora attesa in Italia per una personale a Villa Pisani a Stra), riguardano una varietà di temi dal figurativo all’astratto, offrendo un significativo saggio della produzione italiana contemporanea.(Dal Giornale di Vicenza -cultura del 14.2.09)

VALENTINA TOVAGLIA

( da : CORRIERE DELL’ARTE – MILANO del 06.06.2008)

Bruna Lanza artista vicentina, ha inaugurato martedì 27 maggio la personale “Germinazioni Informali” allo Studio D’Ars di Milano. Dalle opere su tela e su tavola fino alle sculture, il percorso si snoda con un ritmo armonico, dove il filo conduttore è la gestualità, quell’intrecciarsi di movimenti tumultuosi che danno forma alle emozioni e alle inquietudini dell’artista. Nel nucleo centrale della serie “Dicotomie” il gioco tra il bianco e il nero disegna linee e forme astratte che vogliono dominare lo spazio, tentando di cancellarsi reciprocamente; la serie degli “Aranci” libera invece tonalità accese, infuocate, che dirigono il movimento verso un misterioso “altrove”. Arriviamo così alla serie “Germinazioni” che ci suggerisce il titolo della mostra: l’astrazione prende definitivamente il sopravvento ed i colori sprigionano una luminosità che è simbolo di una rinascita. Il gesto che distribuisce sulla superficie la materia pittorica appartiene al contesto dell’Informale, in cui l’atto del creare assume un’importanza fondamentale. Ritroviamo la stessa enfasi dell’atto creativo nel gruppo delle sculture realizzate con la tecnica Raku, in cui la luminosità intrinseca crea emozioni intense. La mostra milanese ha dunque rappresentato un’ottima conferma nel percorso artistico internazionale di Bruna Lanza, in vista dei prossimi eventi che la porteranno negli Stati Uniti.

SEBASTIANO ZANOLLI

Quando Bruna mi ha chiesto di scriverle alcune righe per il catalogo che aveva in mente mi sono davvero rallegrato.
Scrivere per chi ha la passione del bello è sempre soddisfacente. Molto.
Poi Bruna è anche davvero brava (la sua opera melanconia poetica – 2004 mi piace da morire) e quindi mi risulta ancora più facile.
Il rapporto tra arte ed impresa è ciò di cui vorrei parlare.
Perchè all’arte serve l’impresa oggi più che mai e l’impresa non può fare a meno di trovare un nuovo orizzonte per evolversi e rimanere competitiva.
Strano ma vero.
La cultura e’ la materia prima per le imprese.
L’investimento in cultura è un investimento concreto che puo’ avere un ritorno quantificabile.
La crescita culturale sarà sempre più frutto del connubio tra impresa e cultura. Tra impresa ed arte.
Arte e denaro non sono due termini opposti.
Ma gli interventi in arte e cultura devono fare parte delle strategie aziendali evitando il semplice “beau geste” , teso solo a dare una patina di dignità a qualche azione isolata.
Io sogno una impresa bella. Dentro e fuori.
Io sogno un mondo bello dentro e fuori.
Come diceva Peppino Impastato, un artista anche lui, […..se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà….all’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso con tutto il loro squallore, da operazioni speculative….].
Sognare che arte e mondo economico collaborino significa porre almeno un rimedio parziale alle distorsioni che vediamo con sempre maggiore frequenza.
La relazione tra impresa e arte è anche la via per rilanciar lo sviluppo economico del paese e promuovere una nuova socialita’, piu’ matura, più consapevole.
Ma anche l’ arte deve comprendere che la creatività non è assenza di attenzione alle regole del processo di marketing.
Non è tralasciare i meccanismi della comunicazione.
Serve attenzione ai numeri.
Troppi artisti si considerano degli angeli che non possono sentire parlare di numeri.
Anche molti  imprenditori sono invece  artisti ed hanno facoltà decisionale e generalmente libertà mentale.
Ed anche un bilancio da fare quadrare.
Il mondo di oggi e di domani ha bisogno di persone che sappiano fare quadrare testa e cuore, numeri e bellezza, passione e razionalità, pragmatismo e bontà.
Bruna è certamente fra queste.

M.L. FERRAGUTI

[… Bruna Lanza intrattiene con la pittura un rapporto intenso. Solo così si possono comprendere la gestualità delle composizioni più  recenti, il loro essere in parte celate sotto un nero lussuoso, che le fa emergere selezionate dallo sfondo, e la rapidità ascensionale del movimento, per il liberarsi del desiderio all’ascesi. Poi come una folata entrano i colori: ed ecco la sonorità dei rossi, il commento del nero, l’alto timbro dell’arancio messo a contatto con la presenza del bianco…]da La Domenica di Vicenza.- maggio 2006

GABRIELLA VILLANI

[…le tempere chiare, con grandi lumeggiature bianche, sono la felice scelta compositiva delle opere di B.L., nelle quali appare evidente una puntuale eleborazione della trama pittorica…] da: Padova e il suo territorio -rivista di storia arte e cultura – di sett. 2005

MARIFULVIA MATTEAZZI ALBERTI

[….Le sciabolate di luce sul nero, le gocciolature insistenti, i rigagnoli di chiarore tendono a disfare, a sciogliere lo scuro e percorrono le vibrazioni di ruggine o le esplosioni dell’oro: sconcertano, avvolgono, quasi seducono e commuovono…La pittrice coglie con raffinatissimo senso del colore le preziozità delle tonalità accostate, dalle terre alle ocre, fasciando con armonia, con serena orchestrazione spontanea il suo accadimento, quasi concepimento interiore: “…si cova, dentro l’urna molle e segreta, non so che felicità nuova.” (Pascoli). …Così la materia pittorica di Bruna Lanza sensibilissima e suggestionabile capta tutte le vibrazioni interiori dell’animo e le imprime velocemente sulla tela con mescolanze, assimilazioni e metamorfosi: ogni flusso continuo calpesta l’ansia dell’attesa che diventa prontamente residuo, memoria….Ogni colore getta il proprio grido di intensità, evolve lo slancio ed apostrofa,rilancia, risponde, stimola la nota vicina per poi nuovamente intrecciarsi, interferire ,divergere ed unirsi…. In questo modo l’artista con coraggio e fantasia pone le premesse per un espressionismo astratto di lirica effusione sentimentale….]

PAOLA RICCI

[…i colori sono scelti per cercare una luce che appare quando li mescola, li mette vicini perchè si incontrino; sembrano bui ma si illuminano, sembrano soli ma si distendono insieme, sembrano in pochi ma rincorrono altri , sono i suoi colori che sono ri-tratti.

nella seria dei “silenzi” che sono gli ultimi lavori di Bruna Lanza, abbiamo la forza dello spazio nero che è materia e luce nel colore e come lo svelare quando si appoggia una telo sui mobili, riusciamo a comprendere la forma ma non la vediamo e il mostrarsi avviene nel sollevare il telo…]

GINO PRANDINA

[…il percorso estetico di Bruna Lanza è simile all’iter biografico di molti artisti che approdano al linguaggio dell’astrazione per via di un lungo procedimento analitico-sintetico. Non è dunque alienazione dai luoghi della contemplazione , piuttosto una complessa riduzione all’Uno ricercato per i vasti orizzonti del sentimento. La linea estetica di B.L. è insieme cifra e ordine della bellezza necessitata esclusivamente per via lirico-orfica. La bellezza , depurata dagli accidenti,e pure dal molteplice, viene indagata quale orizzonte-causa verso cui protendere i sensi , la memoria, la volontà. Questa verità ricercata gradualmente si disvela, o si vela nella evocazione della sua pura presenza-assenza….]

RESY AMAGLIO

[…La gestualità innanzi tutto. Assumendo il gesto come connotazione precipua del suo fare pittorico, B.L. mira a discostarsi da riferimenti figurativi come da cedimenti di carattere contenutistico. La peculiarità intrinseca al gesto interviene così a confermare il processo di interiorizzazione e rielaborazione dell’esperienza del reale nelle sue molteplici sfaccettature…..La componente liberatoria insita nella scelta gestuale raccoglie in sè valenze che toccano un’intenzionalità complessa, sorretta da una ben esercitata capacità di riflessione e approfondimento…. ]

CINZIA ALBERTONI

Il suo è un gesto narrativo mosso da un’urgenza emotiva. Quella di trasformare in un’immagine un sussulto del cuore, un appunto della mente, un guizzo dell’anima, affidandoli all’eloquente comunicazione della pittura. E Bruna lo fa con la freschezza dell’improvvisazione, mediata però dalla conoscenza della tecnica.

 

Nei suoi dipinti vive un dualismo a volte spiazzante: il segno leggiadro, quasi appena scalfito, dipinto da un guardingo pennello, si sprigiona altrove in un roteare vigoroso e dinamico. Nelle piccole tele, il colore acquattato e silenzioso dell’elegantissimo contrasto del bianco e del nero, esplode in altro luogo, incandescente e infuocato. E’ il momento allora, della libera uscita degli aranci, della veloce incursione dei rossi, dell’estemporaneo baluginio dei ramati.

 

In questa liberatoria avanzata si susseguono i diversi piani di profondità, fronteggiati, a volte, da un nevralgico intrico di chiazze, segni e linee bianche, oppure arrestati da un inatteso reticolo, per niente fuorviante nei quadri di Bruna perchè retaggio di primitive griglie ormai abbandonate. ….] […Pittura con un forte temperamento dunque, con un ben delineato linguaggio segnico, gestuale e cromatico. …]